elaborazione del lutto
Elaborazione del Lutto
22 Febbraio 2021
parlare di lutto ai bambini
Parlare di Morte/Lutto ai Bambini
22 Febbraio 2021

Reazione alla Perdita

(morte di una persona cara):


il dolore vissuto in solitudine o condiviso nella famiglia


La morte di una persona cara è forse l’evento più difficile da affrontare, quello che più di tutti, vede l’entrata in campo di emozioni talmente forti che non pensavamo di poter provare: a volte si perde il senso della vita, le aspettative e gli obiettivi per il futuro vengono meno, e ci si sente terribilmente soli ad affrontare un così grande dolore.
Molto spesso accade che alcuni membri di una famiglia, per proteggere sé e gli altri, tengano riservato ciò che provano, temendo di poter aggiungere dolore-al-dolore degli altri. Questo porta però al vivere in solitudine la propria sofferenza, senza poterla condividere e senza poter sperimentare la vicinanza l’uno/a all’altro/a. Non si può provare più dolore di quanto si provi, ma al contrario condividerlo potrebbe diminuire la distanza, proteggendo da ulteriori sofferenze dettate dalla privatizzazione delle emozioni e stimolando, pian piano, in tutta la famiglia il reinvestimento in altre relazioni e compiti di vita, recuperando interessi e progettualità.
Bowlby West nel 1983, definì alcune risposte disfunzionali messe in atto dalle famiglie, nel momento in cui si cerca di trovare un nuovo equilibrio, dopo la perdita di una persona cara:

- la persona scomparsa viene idealizzata, tralasciandone gli aspetti realistici, rendendola un mito al quale necessariamente bisognerebbe conformarsi per sentire di appartenere a quella famiglia;
- si chiudono i confini creando però invischiamento e iperprotettività: non si può uscire dalla famiglia e d’altro canto non si può elaborare individualmente il lutto, se non secondo le regole familiari;
- si promuovono ruoli inadeguati come la parentification (assunzione del ruolo di genitore) di un bambino dopo la morte di mamma o papà; - in casi di omicidio o suicidio viene preferito il segreto per proteggere l'onore familiare.

In molte famiglie vi è la cultura del tutto deve continuare come prima, il posto rimasto vacante deve essere riempito velocemente per non indebolire il sistema familiare. Se la perdita può significare caos, disequilibrio, disintegrazione, non può essere toccata, non se ne può parlare apertamente, ma soprattutto le emozioni a riguardo, vanno evitate accuratamente e ci si crea una corazza che impedisce di accedere al proprio sentire, scongiurando l’eventuale perdita di controllo.
D'altro canto, esistono anche famiglie in cui è concessa una condivisione dei sentimenti in modo autentico ed aperto, in cui si può giovare del sistema di rete che si crea tra i membri della famiglia, pronta ad accogliere qualsiasi possibile caduta di uno di essi, sostenerlo, accogliendone pensieri, emozioni ed azioni.

Non sei più accanto a me, ma ti porto dentro

Se è vero che queste emozioni fortissime e destrutturanti portano a vivere vere e proprie crisi, non semplici da superare, è anche possibile soffrire, ma andando avanti, ossia accantonando i sensi di colpa per il fatto di essere sopravvissuti, accogliendo il fatto che non sarebbe potuto andare diversamente, nonostante tutti gli eventuali sforzi compiuti, lasciando andare i SE (come sarebbe stato se… avessi fatto, avessi detto, fosse andato/a), perdonandosi per il non essere stati presenti al momento della morte o di non essere stati abbastanza vicini o di conforto durante momenti difficili, riappacificandosi con quella parte rabbiosa di se stessi, verso chi ci ha lasciato, abbandonandoci o verso chi/cosa, per un periodo, si è ritenuto responsabile della morte (medici, cure inadeguate o altro), liberandosi da tutte queste zavorre, accettando tutto il dolore che da questa mancanza arriva a noi, attraversarlo, concedendosi magari di condividerlo per poterlo sentire meno pericoloso e permettendo il normale fluire della vita, in un naturale ciclo vita-morte-vita. E’ vero che quella persona non è più “fisicamente” accanto a noi, ma ormai ce la porteremo sempre dentro!

"La depressione è un sistema di cura; essa copre il terreno di battaglia come una nebbia, permettendo l'emergere delle cose a ritmo ridotto, dando il tempo perchè tutte le difese possibili siano messe in gioco e dando il tempo anche all'elaborazione, così che ci possa essere alla fine una guarigione spontanea. La depressione contiene il germe della guarigione."
(D.Winnicott, 1975)

Quando Chiedere Aiuto

La perdita di una persona cara fa parte degli eventi normativi del proprio ciclo vitale e di quello dell’intera famiglia, ma
- quando questo comporta un eccessivo disequilibrio (che dura da più di un anno) o emozioni sentite come troppo forti, prepotenti, invalidanti,
- quando non si riesce in alcun modo ad accettare l’ineluttabilità della morte o quando al contrario ci si sente come congelati in uno stato in cui non si può accedere alla proprie emozioni e non si riesce a continuare ad avere una progettualità di vita.

In tutti questi casi, sarebbe auspicabile chiedere aiuto ad un professionista che possa accogliere e fungere da supporto per affrontare questa fase della propria vita e, se necessario, ristrutturare immagini, rappresentazioni e fantasie su se stessi, la persona perduta e, con essa, le aspettative e gli obiettivi del proprio vivere.
Bibliografia

Bowen, M. (1979), Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Roma.
Bowlby, J. (1983), Attaccamento e perdita, Vol.3, Boringhieri, Torino.

Di Caro S. ( 2017), La psicoterapia del distacco. Dinamiche intrapsichiche, funzionamenti familiari e trattamento del lutto in terapia relazionale, Alpes Italia srl, Roma.

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