Ansia Sociale
8 Ottobre 2021

Io, Tu, Noi e il Covid

Vari studi indicano come il periodo che stiamo vivendo, soprattutto nelle prime fasi di quella che ormai abbiamo chiamato “pandemia”, ha portato vari aspetti nuovi nelle nostre vite e nella società in cui viviamo.


La crisi economica e sociale ha creato sconvolgimento e disequilibrio dalle ripercussioni non di poco conto. A livello emotivo ci ha messo davanti all’incertezza, al non sapere, al non poter prevedere, all’ignoto che può provocare angoscia. Ecco che a fasi alterne abbiamo incontrato difficoltà nel dormire serenamente, sbalzi d’umore, difficoltà relazionali con i familiari, facile distraibilità e problemi di concentrazione, ostacoli nel progettare anche piccole cose, paure ed ansie acuite, a volte sentendoci trascinare dal normale scorrere del tempo e degli eventi senza “essere veramente presenti” in ogni singolo momento che stavamo/stiamo vivendo.
Quando capita di sentirsi vulnerabili l’inconscio potrebbe venirci in aiuto con varie difese, con la rimozione pensando che il peggio sia passato e il provare a dimenticare in un cassetto nascosto i nostri sentimenti provati, con la negazione mettendo in dubbio l’esistenza di un problema, con la proiezione nell’altro di aspetti persecutori e manipolativi. Alla lunga, queste modalità potrebbero però comportare diffidenza, isolamento, senso di solitudine e impotenza o il non riuscire a prendere contatto con ciò che proviamo, ciò che si muove dentro di noi, le nostre emozioni rimangono nell’angolo perché se dovessero uscire, chissà quali sarebbero, cosa rappresenterebbero per noi.
L’essere rimasti isolati, l’aver vissuto nell’intimità della casa e della propria famiglia ha rilevato la necessità di convivere anche con se stessi e l’immergersi nelle relazioni che abbiamo nella nostra “casa a tre piani” (Lingiardi, 2021), l’Io, il Tu e il Noi. “Senza un Tu, l’Io si svuota, senza un Noi il Tu si inaridisce, e l’Io ha bisogno di ascoltare anche se stesso per non calpestarsi”. I tre piani di questa simbolica casa rappresentano tutte le relazioni che abbiamo, con noi stessi in primo luogo, ma anche con l’altro, il nostro partner, o un familiare/amico/a con cui condividiamo la quotidianità, e, durante il lockdown, ogni momento della giornata. Le relazioni con la Comunità infine fungono da barometro di ciò che accade dentro.
Abbiamo sperimentato una vicinanza da lontano, o una distanza intima, seppur solo virtuale. L’online ci ha permesso di abbattere barriere fisiche, ma anche psicologiche ed emotive con una modalità che non pensavamo di poter mai utilizzare, nel lavoro come nelle relazioni sociali. Piacevole però rivedersi di persona, appena possibile, nel prendere contatto a tu per tu con l’altro, con le espressioni del volto, pur dovendo “frenare” l’istinto di un abbraccio o un bacio, dovendo rinunciare “con tatto al contatto” (Lingiardi, 2021, pag. 26) per tutelare se stessi e l’altro, rispettandosi a vicenda. Abbiamo cercato di trasformare la freddezza della distanza in calore, empatia, rispecchiamento e identificazioni, da quel metro che ci separa o in quello schermo che ci unisce. Capitolo a parte è rappresentato da chi pur potendolo fare, ha avuto difficoltà a rivivere una socialità quasi normale, pur potendo incontrare nuovamente persone, ha trovato ostacoli dentro di sè nel farlo.
Abbiamo vissuto situazioni più o meno gravi, perdite di persone care, di lavoro e occupazioni, l’acuirsi di difficoltà all’interno della coppia o della famiglia, periodi di crisi più o meno profonde e durature. Su alcuni eventi e situazioni abbiamo sperimentato la nostra impotenza e l’immodificabilità delle cose, ma possiamo provare a “vederle” in modo differente, comprendere cosa trarne come insegnamento, cosa tutto questo può lasciarci per crescere e migliorare, scoprendo nuove versioni di noi stessi, nuove modalità di relazione con noi e con l’altro.
Ogni esperienza traumatica e la possibile elaborazione vanno pensate considerando l’oggettività della minaccia, ma anche e soprattutto la soggettività della risposta, ossia come IO la vedo, affronto, elaboro. In questo contesto spazio-temporale è fondamentale che le parti di noi sfiduciate e spaventate o arrabbiate dialoghino con quelle capaci di speranza e di creatività per poter costruire o ricostruire quello che possiamo.
Se questo lavoro non riusciamo a farlo da soli, chiedere un sostegno da parte di un professionista può aiutarci a compiere dei passi verso la parte di noi che scalpita per uscire, per realizzare ciò che può, raggiungere obiettivi lasciati in standby ormai da tempo.
 
 
Bibliografia
Barthes R. (1979), Frammenti di un discorso amoroso. Torino: Einaudi.
Veronesi S. (2020), Il virus sono io, “La Lettura 3 – Corriere della Sera”, 29 marzo.
Vicari S. (a cura di) (2021), Bambini, adolescenti e Covid-19. L’impatto della pandemia dal punto di vista emotivo, psicologico e scolastico. Trento: Edizioni Centro studi Erickson S.p.A.

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